La sostanza era rimasta per oltre 40 anni su uno scaffale ed è stata ritrovata durante la bonifica: l’hanno fatta esplodere in sicurezza all’interno di una cava evacuata.
Per almeno quarant’anni è rimasto su uno scaffale di un laboratorio della Caffaro. Ha attraversato la chiusura della fabbrica, l’abbandono dello stabilimento e persino l’avvio della bonifica, senza che nessuno lo spostasse. Quando gli operai lo hanno ritrovato, quel boccione dal liquido giallastro era diventato qualcosa di molto diverso da un semplice residuo chimico: cinque chilogrammi di acido picrico ormai secco e cristallizzato, che secondo gli specialisti intervenuti rappresentavano una situazione di potenziale criticità. La sostanza è stata rimossa e fatta brillare in sicurezza all’interno di una cava evacuata. Si chiude così una delle operazioni più delicate affrontate finora nel cantiere del Sin Brescia-Caffaro.
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Nelle prime verifiche restava un’incognita decisiva: capire se l’acido picrico fosse ancora conservato in soluzione acquosa, condizione nella quale risulta stabile, oppure se il tempo lo avesse fatto essiccare. Gli accertamenti hanno confermato la seconda ipotesi. Il materiale era disidratato e cristallizzato e, secondo il CoGePir, il Consorzio nazionale che gestisce i materiali esplodenti, si trovava in una condizione di dubbia stabilità: «Dalle fotografie inviatemi dall’azienda che stava eseguendo la bonifica ho capito che eravamo di fronte a una situazione in cui era necessario intervenire con tempestività», racconta il direttore generale del CoGePir, Piervittorio Trebucchi.