Ogni dispositivo pirotecnico è una promessa di sicurezza o divertimento con una data di scadenza precisa. Ma cosa succede quando scadono? Tra discariche a rischio e nuovi centri di distruzione, il lavoro del consorzio Co.Ge.Pir.
Fuochi d’artificio, certo. Ma anche razzi di segnalazione, antifurti nebbiogeni e dispositivi di sicurezza per navi e aerei. Il mondo dei prodotti pirotecnici è molto più ampio di quanto si immagini: «Sono tre le grandi famiglie di pirotecnici ed esplosivi», spiega Piervittorio Trebucchi, direttore generale del Consorzio Co.Ge.Pir. «Quella della segnalazione, soccorso e sicurezza; quella dei teatrali, usati per effetti scenici durante i concerti; e infine la pirotecnica da divertimento».
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«Nelle dotazioni di bordo di navi e imbarcazioni ci sono dispositivi obbligatori – le cosiddette attrezzature Solas – e se ne vendono circa 600mila pezzi all’anno», spiega Trebucchi. «Ma, fortunatamente, le navi non naufragano tutti i giorni: la maggior parte di questi dispositivi non viene mai utilizzata e, una volta scaduta, per anni non c’è stata una regola chiara su come smaltirla».
A seconda della tipologia, hanno un ciclo di vita limitato, in genere tra i due e i sei anni, dopo i quali devono essere sostituiti, generando grandi quantità di materiale da gestire. Negli anni non sono mancati incidenti: prodotti gettati nei rifiuti urbani finiscono nei motocompattatori, provocando incendi ed esplosioni.
«A Olbia, alcuni anni fa, una discarica prese fuoco per delle cartucce di segnalazione: un milione e mezzo di euro di danni causati da oggetti che costano poche decine di euro», racconta Trebucchi. Nel 2016 un decreto interministeriale introduce l’obbligo di recupero degli esplosivi inutilizzati o scaduti e l’anno successivo nasce il Consorzio Gestione Pirotecnici (Co.Ge.Pir.), su iniziativa di Confindustria Nautica e degli operatori del settore.
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«Per lo smaltimento […]», racconta Trebucchi. «Oggi ci appoggiamo a un impianto in Germania, ma abbiamo già acquistato un’area in Toscana che diventerà il deposito unico nazionale. L’obiettivo è ottenere le autorizzazioni per un impianto di distruzione, per quanto possibile meccanica».
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Nel 2025 CoGePir ha raccolto e avviato a distruzione 51.426 chilogrammi di dispositivi pirotecnici, con un incremento del 28% in due anni. Un dato che riflette soprattutto il settore nautico: «Il parco imbarcazioni è sostanzialmente stabile: se la raccolta aumenta, significa che cresce la consapevolezza degli utenti rispetto ai rischi ambientali e di sicurezza».
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«La distruzione in impianti autorizzati, con sistemi di abbattimento dei fumi, è importante dal punto di vista ambientale», conclude Trebucchi. «Ma il primo tema è la sicurezza pubblica. Molti di questi prodotti contengono esplosivi che possono essere modificati, estratti o manomessi per utilizzi impropri».
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