AGIPRESS – VIAREGGIO (LU) – Il CoGePir, Consorzio Gestione Pirotecnici, esprime profonda preoccupazione in merito al maxi-sequestro di circa 1.000 razzi di segnalazione nautici avvenuto nella tarda serata del 20 luglio e lancia un appello alle Istituzioni per un’applicazione più rigorosa delle normative vigenti.
Il CoGePir, ente no profit con funzione pubblica istituito dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) con DM 32/26, è stato immediatamente contattato dalle Forze dell’Ordine per la gestione in sicurezza dell’ingente quantitativo di materiale esplodente sequestrato.
Il controllo è scattato quando una pattuglia, insospettita dall’assetto anomalo di un veicolo con targa francese lungo l’autostrada A12, ha deciso di approfondire le verifiche. All’interno dell’abitacolo e del bagagliaio, stipati senza alcuna misura di sicurezza, sono stati rinvenuti circa 1.000 razzi a paracadute per un peso lordo stimato tra i 500 e i 600 kg.
Il materiale, condotto da due cittadini francesi, non è costituito da fuochi d’artificio a uso ricreativo, ma da dispositivi per uso esclusivo di emergenza in mare. Il fatto che fossero tutti articoli scaduti, e che nell’auto non vi fossero altre dotazioni di bordo, solleva interrogativi inquietanti.
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«La domanda fondamentale – dichiara Piervittorio Trebucchi, Direttore Generale del CoGePir – è come i due soggetti siano entrati in possesso di tali artifizi, la cui vendita è strettamente riservata ad armatori e comandanti di navi. L’ipotesi più probabile, data la natura di prodotti scaduti (che mantengono intatta la loro capacità esplodente), è che provengano da un circuito illegale. Si ritiene che un rivenditore/provveditore nautico si sia approvvigionato operando al di fuori della legalità, ovvero acquistando da produttori o importatori non aderenti al sistema CoGePir, e quindi abbia accumulato ingenti quantitativi di razzi scaduti ritirati dai clienti. Non potendoli avviare a distruzione tramite la filiera controllata, avrebbe scelto la via criminale di reimmetterli sul mercato nero, cedendoli a soggetti ambigui con piena consapevolezza della gravità del reato».