Green Economy. Dai razzi nautici agli airbag, la pirotecnica è presente in molti dispositivi di uso quotidiano e professionale
Non fanno rumore, non illuminano il cielo e spesso non vengono nemmeno associati alla parola “pirotecnica”. Eppure sono dispositivi che usiamo, trasportiamo o abbiamo intorno molto più spesso di quanto si pensi: razzi e boette fumogene per la nautica, sistemi di sicurezza delle auto, antifurti nebbiogeni, attrezzature professionali, dissuasori agricoli, prodotti per eventi e spettacoli.
La pirotecnica, insomma, non è soltanto quella dei fuochi d’artificio. È una presenza diffusa, tecnica, spesso nascosta. E quando questi prodotti arrivano a fine vita, scadono, vengono dismessi o sequestrati, diventano rifiuti che non possono seguire le strade ordinarie. Perché conservano caratteristiche di pericolosità e richiedono una gestione tracciata, autorizzata e sicura.
È qui che entra in gioco CoGePir, il Consorzio Gestione Pirotecnici, riconosciuto dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica con il D.M. n. 32 del 2 febbraio 2026 come sistema autonomo per la gestione del fine vita degli articoli pirotecnici. Un settore di nicchia solo in apparenza, che incrocia ambiente, sicurezza pubblica, responsabilità dei produttori e controlli lungo tutta la filiera.
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