Le linee guida per la raccolta e lo smaltimento in sicurezza.
Roma, 13 luglio 2026 – Il ritrovamento di contenitori di acido picrico, una sostanza chimica dall’aspetto spesso innocuo, come quello ritrovato venerdì scorso a Brescia (Allarme rientrato a Brescia, scongiurato rischio esplosione in città), che ha messo in pericolo migliaia di persone ed è stato fatto brillare in sicurezza per conto del CoGePir (Consorzio Gestione Pirotecnici), rappresenta un’emergenza ad alto rischio che richiede procedure specifiche e l’intervento di personale specializzato.
A causa della sua estrema instabilità quando essiccato, l’acido picrico è classificato come un esplosivo e la sua manipolazione impropria può avere conseguenze catastrofiche.
L’acido picrico (nome IUPAC: 2,4,6-trinitrofenolo) è stato storicamente utilizzato in laboratori di istologia, nell’industria dei coloranti e persino come antisettico. Tuttavia, la sua pericolosità intrinseca ne ha progressivamente limitato l’uso.
Il rischio maggiore si manifesta quando la soluzione acquosa in cui viene normalmente conservato evapora, lasciando cristalli di acido picrico anidro.
In questo stato, diventa estremamente sensibile a urti, frizioni e calore, potendo detonare con una potenza superiore del 10% a quella del TNT.
Un ulteriore pericolo deriva dalla sua capacità di formare picrati metallici, composti ancora più instabili e sensibili, a contatto con superfici metalliche (contenitori, coperchi, spatole).
Per questo motivo, vecchi flaconi di acido picrico, specialmente se dotati di tappo metallico o se presentano evidenti cristallizzazioni, sono da considerarsi bombe a orologeria.
Il simbolo di pericolo GHS01 (bomba che esplode) ne indica chiaramente la natura esplosiva. Data l’elevata pericolosità, si diffondono le seguenti procedure inderogabili per la gestione di tale sostanza.
PROCEDURA DI RACCOLTA, STOCCAGGIO E SMALTIMENTO
La gestione dell’acido picrico deve seguire un protocollo rigoroso per garantire la sicurezza di operatori e cittadini.
- Identificazione e Messa in Sicurezza (cosa fare in caso di ritrovamento)
- NON TOCCARE, NON MUOVERE, NON APRIRE: La regola fondamentale in caso di ritrovamento di un contenitore sospetto (vecchio, con etichetta “Acido Picrico”, con presenza di cristalli gialli o con tappo bloccato) è non tentare alcuna operazione. Qualsiasi vibrazione o tentativo di apertura potrebbe innescare un’esplosione.
- ISOLARE L’AREA: Evacuare immediatamente il personale dall’area circostante e interdire l’accesso al locale.
- ALLERTARE LE AUTORITÀ: Contattare immediatamente:
- Il Nucleo Artificieri Antisabotaggio dei Carabinieri o della Polizia di Stato.
- I Vigili del Fuoco (numero di emergenza 115).
- Saranno loro a valutare la situazione e a eseguire le operazioni di messa in sicurezza o di brillamento in loco, se necessario. Nessun’altra figura è autorizzata a intervenire.
- Stoccaggio Sicuro (per chi lo utilizza ancora in laboratorio)
- L’acido picrico deve essere sempre conservato in soluzione, con un contenuto d’acqua superiore al 30%.
- Utilizzare contenitori di vetro o plastica con tappi non metallici.
- Verificare periodicamente il livello dell’acqua per evitare l’essiccamento, rabboccando se necessario.
- Conservare in un luogo fresco, lontano da fonti di calore, luce solare diretta e materiali incompatibili (metalli, basi, agenti ossidanti).
- Etichettare chiaramente il contenitore con la data di acquisto e le date dei controlli.
- Smaltimento come Rifiuto Pericoloso
- Lo smaltimento dell’acido picrico è un’operazione riservata esclusivamente a ditte specializzate e autorizzate alla gestione di rifiuti pericolosi esplosivi (Codice Europeo dei Rifiuti – CER appropriato).
- Non tentare mai di smaltire l’acido picrico versandolo negli scarichi o gettandolo nei rifiuti comuni.
- Le aziende incaricate provvederanno al ritiro del rifiuto, preventivamente stabilizzato, e al suo successivo trasporto presso impianti di trattamento autorizzati.
Con questo comunicato il CoGePir vuole sensibilizzare laboratori di analisi, istituti di ricerca, scuole, ospedali e aziende che potrebbero inconsapevolmente custodire tale sostanza, affinché verifichino i propri magazzini e, in caso di dubbio, seguano scrupolosamente la procedura di allerta, senza intraprendere iniziative autonome che potrebbero mettere a repentaglio la propria e l’altrui incolumità.